Per cinquant'anni lo spazio militare è stato una cosa da superpotenze: satelliti spia, allerta missilistica, navigazione per le armi di precisione. Dal 2022 è diventato un tema da tutti i governi europei, Italia compresa. Il motivo ha un nome commerciale, Starlink, e un luogo, l'Ucraina.
Cosa ha insegnato l'Ucraina
Nelle prime settimane dell'invasione russa, la rete di comunicazioni militari e civili ucraina è stata degradata da attacchi informatici e fisici. A tenerla in piedi è stata una costellazione commerciale americana, Starlink di SpaceX, con decine di migliaia di terminali distribuiti a esercito, ospedali e amministrazioni. È stata la prima guerra in cui un'infrastruttura spaziale privata ha avuto un ruolo operativo decisivo.
La lezione è arrivata con il suo rovescio. Nel 2022 SpaceX ha limitato l'uso della rete in alcune aree, e il suo proprietario ha più volte lasciato intendere che il servizio dipendeva dalle sue decisioni. Per un ministero della Difesa europeo, scoprire che la connettività del campo di battaglia dipende dalla volontà di un singolo imprenditore straniero è stato il momento in cui "sovranità spaziale" ha smesso di essere uno slogan.
Tre conseguenze concrete:
- Le comunicazioni satellitari sono diventate un'infrastruttura critica di difesa, non un servizio.
- L'osservazione della Terra commerciale (immagini radar e ottiche vendute da aziende private) è entrata nella pianificazione militare: l'Ucraina compra immagini da operatori occidentali, inclusi quelli italiani.
- Chi controlla l'orbita bassa, dove viaggiano le costellazioni, ha un vantaggio che non si recupera in pochi anni: a ottobre 2026 Starlink ha circa 11.000 satelliti in orbita; l'Europa ne ha zero di una propria costellazione governativa.
IRIS²: la risposta europea
L'Unione europea ha deciso nel 2022 di dotarsi di una costellazione propria per comunicazioni sicure, IRIS² (Infrastructure for Resilience, Interconnectivity and Security by Satellite). Dopo quattro anni di negoziati, il 7 agosto 2026 la Commissione e il consorzio SpaceRISE hanno firmato l'accordo di attuazione.
I numeri, nella versione attuale:
| Voce | Dato |
|---|---|
| Satelliti | 348: 330 in orbita bassa, 18 in orbita media |
| Aggiunti ad agosto 2026 | uno strato in orbita bassa dedicato a difesa e sicurezza |
| Operatori (SpaceRISE) | SES, Eutelsat, Hispasat |
| Industria | Airbus Defence and Space, Thales Alenia Space, OHB, Aerospacelab |
| Costo | circa 15,6 miliardi di euro secondo le stime più recenti, di cui 11,6 pubblici (UE ed ESA) e 4 privati |
| Primi lanci | entro il 2029 |
| Piena operatività | 2030 |
Due cose vanno dette. La prima: il progetto è cresciuto, da circa 290 satelliti e 10,6 miliardi di euro annunciati a fine 2024 ai numeri attuali, e i progetti spaziali che crescono prima di nascere raramente rispettano le date. La seconda: anche a regime, IRIS² non è un concorrente di Starlink sul mercato consumer. È una rete per governi, forze armate, protezione civile e ambasciate, con una capacità che la Commissione stima sufficiente a coprire il fabbisogno governativo sicuro europeo, non a connettere i cittadini.
Per l'Italia il programma conta per due ragioni. Il Centro spaziale del Fucino, in Abruzzo, gestito da Telespazio, è stato designato centro di controllo principale della costellazione. E Thales Alenia Space è nella filiera industriale. L'Italia, però, non compare tra i paesi che hanno annunciato contributi nazionali aggiuntivi oltre al bilancio UE, a differenza di Polonia (656 milioni), Ungheria (500) e Spagna (tra 1,6 e 2 miliardi).
La scelta italiana: una costellazione nazionale
La spiegazione, almeno in parte, è in un'altra decisione. Nel giugno 2026 il ministro Urso ha annunciato che il governo intende realizzare una costellazione nazionale in orbita bassa per usi istituzionali e di difesa, interoperabile con la rete europea ma tecnicamente separata. È la stessa logica della Francia, che ha un proprio programma militare accanto a quello UE, e della Germania, che ha annunciato una costellazione per la Bundeswehr.
L'Italia non parte da zero. Ha una tradizione di satelliti militari per telecomunicazioni (la serie SICRAL, in orbita geostazionaria dal 2001), un satellite ottico ad altissima risoluzione (OPTSAT-3000, dal 2017) e soprattutto COSMO-SkyMed, la costellazione radar a uso duale civile e militare che è il principale asset spaziale della Difesa italiana e uno dei più richiesti dagli alleati. Quello che manca è una rete in orbita bassa per comunicazioni resilienti, cioè esattamente il servizio che Starlink fornisce in Ucraina.
Vale la pena ricordare che nel 2025 il governo aveva esplorato un accordo diretto con SpaceX per comunicazioni sicure, poi accantonato tra polemiche politiche e dubbi sulla dipendenza da un fornitore estero. La costellazione nazionale è, di fatto, la risposta a quel dibattito: costruire in casa ciò che non si vuole comprare da Musk e non si vuole aspettare da Bruxelles. Costi, numero di satelliti e tempi non sono ancora stati resi pubblici: è il primo dato da chiedere quando il programma prenderà forma.
Cosa significa "dominio militare"
La NATO ha dichiarato lo spazio dominio operativo nel 2019, al pari di terra, mare, aria e cyber. In pratica vuol dire tre cose:
- Dipendenza. Navigazione, comunicazioni, meteo, sorveglianza: nessuna operazione militare moderna funziona senza satelliti. Colpirli è il modo più efficiente di accecare un avversario.
- Vulnerabilità. Un satellite può essere disturbato (jamming del segnale, già quotidiano in Ucraina e nel Baltico), accecato da laser, hackerato da terra, avvicinato da un altro satellite o, nei casi estremi, distrutto da un missile. Russia, Cina, Stati Uniti e India hanno dimostrato quest'ultima capacità; la Russia nel 2021 ha creato migliaia di detriti distruggendo un proprio satellite.
- Resilienza. La risposta non è armare lo spazio ma moltiplicare: molti satelliti piccoli in orbita bassa invece di pochi grandi in orbita alta, così che la perdita di qualcuno non comprometta il servizio. È la logica di Starlink, ed è la logica di IRIS² e delle costellazioni nazionali.
Per l'Italia questo si traduce in un cambio di priorità visibile nei documenti ufficiali: lo spazio è ormai dentro il bilancio della Difesa, non solo in quello della ricerca, e il Comando delle operazioni spaziali, creato nel 2020, è destinato a crescere.
Cosa guardare
- La prima pietra di IRIS²: il primo lancio, non il prossimo accordo. Il 2029 è vicino per un sistema da 348 satelliti che deve ancora essere costruito.
- I numeri della costellazione nazionale: quanti satelliti, chi li costruisce, con quali fondi. Senza questi, l'annuncio di giugno resta un'intenzione.
- La fusione Airbus-Leonardo-Thales, di cui abbiamo scritto: i satelliti militari italiani di domani usciranno da una società a guida europea, e chi deciderà cosa si costruisce a Torino è una domanda di sicurezza nazionale, non solo industriale.
Lo spazio è diventato un dominio militare perché è diventato indispensabile. L'Europa lo ha capito nel 2022; nel 2026 sta ancora scrivendo contratti. Il tempo tra le due cose è il dato che conta.
Fonti: TuttoTech e Edunews24 sull'accordo IRIS² del 7 agosto 2026 e sui contributi nazionali; comunicati della Commissione europea di dicembre 2024 e agosto 2026; dichiarazioni del ministro Urso, giugno 2026.