Nello spazio profondo il Sole non basta. Oltre Marte i pannelli solari raccolgono una frazione dell'energia che danno in orbita terrestre; nella notte lunare, lunga quattordici giorni, non raccolgono nulla. Per questo, da sessant'anni, chi progetta missioni lunghe o basi permanenti torna sempre alla stessa idea: portare un reattore nucleare a bordo. E da sessant'anni quell'idea produce studi, prototipi e cancellazioni. Nel 2026 è tornata in cima all'agenda, con una novità: per la prima volta c'è una gara tra Stati Uniti e Cina con date precise.
Tre modi di usare l'atomo nello spazio
Conviene distinguere, perché le notizie li confondono di continuo.
I generatori a radioisotopi (RTG) non sono reattori. Sfruttano il calore del decadimento naturale di un isotopo, quasi sempre plutonio-238, e lo convertono in elettricità. Producono poche centinaia di watt, ma per decenni e senza parti in movimento. Hanno alimentato le Voyager, i rover marziani Curiosity e Perseverance, la sonda New Horizons. Sono tecnologia matura; il loro limite è il plutonio-238, prodotto in quantità minime e quasi solo negli Stati Uniti e in Russia.
I reattori per la produzione di energia sono veri reattori a fissione, piccoli, che alimentano una base o una sonda con decine o centinaia di kilowatt elettrici. Qui la storia è breve: gli Stati Uniti ne hanno lanciato uno solo, SNAP-10A, nel 1965, funzionato 43 giorni; l'Unione Sovietica una trentina, tra anni Settanta e Ottanta, per i satelliti radar di sorveglianza oceanica, con almeno un incidente grave, il Kosmos 954 caduto in Canada nel 1978. Dal 1988 nessun reattore è più stato acceso in orbita.
La propulsione nucleare usa il reattore per spingere, in due modi. Nella termica (NTP) il reattore scalda idrogeno a oltre 2.500 gradi e lo espelle: la spinta è alta e l'efficienza circa doppia rispetto ai migliori motori chimici, il che per Marte vuol dire viaggi più brevi e meno propellente. Nella elettrica (NEP) il reattore produce elettricità che alimenta propulsori ionici o al plasma: spinta bassissima ma continua per mesi, ideale per carichi pesanti e missioni lunghe. La termica è stata testata a terra negli anni Sessanta (programma NERVA, oltre venti reattori accesi nel deserto del Nevada) e mai in volo. L'elettrica nucleare non è mai stata provata su scala utile.
Stati Uniti: una cancellazione e due promesse
Il 2025 ha chiuso un capitolo e aperto il successivo.
DRACO, il dimostratore di propulsione nucleare termica avviato da DARPA nel 2020 e poi condiviso con la NASA, con reattore sviluppato da BWXT e volo previsto prima nel 2025 e poi nel 2027, è stato cancellato da DARPA nel 2025 per l'aumento dei costi e per dubbi sui benefici reali rispetto alle alternative. È la quarta volta dagli anni Settanta che un programma americano di razzo nucleare arriva vicino al volo e si ferma; il più ambizioso, JIMO, fu chiuso nel 2005 con una stima di costo oltre i 20 miliardi di dollari.
Nello stesso anno, però, la direzione politica è cambiata di segno. Un ordine esecutivo del dicembre 2025 chiede alla NASA di posare gli elementi iniziali di una base lunare permanente entro il 2030, e la base ha bisogno di energia nella notte lunare. Da qui Lunar Reactor-1 (LR-1): il primo sistema di potenza a fissione da consegnare sulla Luna entro il 2030, sviluppato con il Dipartimento dell'Energia e affidato all'industria, con un avviso di interesse pubblicato ad agosto 2026. La potenza di riferimento discussa è di decine di kilowatt; un sistema da 100 kW, dicono gli analisti, è realizzabile ma troppo grande e pesante da far atterrare, e l'alternativa è farne atterrare cinque da 20 kW.
La seconda promessa è la propulsione elettrica nucleare. A marzo 2026 la NASA ha annunciato SR-1 Freedom: un reattore da 20 kW e tre propulsori Hall da 12 kW, montati su una versione modificata del modulo di potenza previsto per il Gateway lunare, costruito con Intuitive Machines. Lancio previsto verso Marte a fine 2028, con il compito di rilasciare in orbita tre piccoli elicotteri. Sarebbe la prima missione interplanetaria con un reattore a bordo nella storia.
Un dato per leggere tutto questo: in settant'anni gli Stati Uniti hanno speso circa 20 miliardi di dollari in programmi nucleari spaziali, e il risultato in volo è un reattore del 1965. Le date del 2028 e del 2030 vanno pesate contro questa storia.
Cina e Russia
La Cina ha dichiarato di voler installare un reattore nella regione del polo sud lunare entro la metà degli anni 2030, a servizio della base che intende costruire con la Russia. Con Mosca sta anche lavorando a un rimorchiatore spaziale a propulsione elettrica nucleare da 500 kW, un ordine di grandezza sopra i progetti americani ed europei, le cui applicazioni dichiarate sono il trasporto di carichi pesanti e quelle non dichiarate, secondo gli analisti occidentali, includono la guerra elettronica in orbita. La Russia da sola porta avanti da anni il progetto Zeus, un rimorchiatore nucleare da un megawatt, con un calendario che slitta a ogni annuncio.
Il punto non è chi arriva primo sulla carta. È che la Cina ha dimostrato, con il programma lunare degli ultimi quindici anni, di rispettare le date che annuncia.
E l'Europa
L'Europa non ha mai acceso un reattore nello spazio e non ha una filiera di plutonio-238 per gli RTG, il che la rende dipendente dagli Stati Uniti per ogni missione oltre Marte. L'ESA ha preso atto del problema con due studi: uno sui radioisotopi alternativi (l'americio-241, ricavabile dalle scorie civili, su cui lavora il Regno Unito) e uno sulla propulsione elettrica nucleare, RocketRoll, completato nell'ottobre 2024 da un consorzio guidato dalla belga Tractebel con ArianeGroup, Airbus, il CEA francese e OHB.
La conclusione dello studio è una tabella di marcia verso un dimostratore europeo nel 2035. Non c'è ancora un reattore, un bilancio o un lanciatore assegnato; la Ministeriale di Brema del novembre 2025 ha finanziato la fase successiva di studi, non lo sviluppo. L'Italia è presente nella filiera attraverso Thales Alenia Space, che costruisce i moduli del Gateway su cui SR-1 si basa, e attraverso la competenza nucleare di ENEA e Ansaldo, ma non ha un ruolo di guida in nessuno dei programmi europei sul nucleare spaziale.
Perché è così difficile
Le ragioni per cui sessant'anni hanno prodotto un solo volo americano sono quattro, e nessuna sta per sparire.
Il peso. Un reattore in sé è leggero; la schermatura che protegge equipaggio ed elettronica, e i radiatori che smaltiscono il calore nel vuoto (dove non c'è aria per raffreddare), pesano tonnellate. Per ogni kilowatt elettrico prodotto servono metri quadri di radiatore.
Il lancio. Un reattore parte spento, quindi quasi non radioattivo, ma deve sopravvivere a un fallimento del lanciatore senza disperdere uranio. Le norme, soprattutto negli Stati Uniti, richiedono anni di analisi di sicurezza per ogni missione.
Il combustibile. I reattori spaziali compatti usano uranio arricchito ben oltre il livello civile, in passato oltre il 90%, oggi la tendenza è verso il 20% (HALEU), la cui produzione in Occidente è ancora limitata. Ne parliamo nell'analisi sui materiali critici.
La domanda. Senza una missione che ne abbia bisogno davvero, un reattore spaziale è un progetto di ricerca; e le missioni che ne hanno bisogno, una base lunare permanente o un viaggio umano su Marte, sono quelle che tendono a slittare. È il circolo che ha ucciso NERVA, JIMO e DRACO.
Cosa guardare
- Chi vince il contratto per LR-1 e se la data 2030 regge alla prima revisione di bilancio.
- Il test dei sottosistemi di SR-1 Freedom nel 2027: è il passaggio dove i programmi nucleari spaziali di solito si fermano.
- Il primo finanziamento europeo di sviluppo, non di studio, per un reattore o un RTG all'americio.
- Le immagini del sito cinese al polo sud lunare: la Cina mostra i cantieri quando sono già avviati.
L'atomo nello spazio è la tecnologia che tutti dicono indispensabile e che nessuno, dal 1965, ha riportato in orbita. Il 2028 e il 2030 sono le date in cui scopriremo se questa volta è diverso.
Fonti: Aerospace America, settembre 2026, per lo stato dei programmi NASA, DARPA e cinesi; European Spaceflight e ESA sullo studio RocketRoll; Breaking Defense sulla cancellazione di DRACO.